Monday, July 31, 2006

Barcamp, la conferenza nell'era del Web2.0

Un altro esempio dell'affermazione del web 2.0, con
contenuti creati dagli stessi utenti, è dato dal fenomeno
BarCamp. Nato spontaneamente da un gruppo di navigatori,
Barcamp si definisce come un network di "unconferences"
("non conferenze"), un modo per parlare degli argomenti
più diversi senza le regole e i limiti rituali delle vere conferenze.
Barcamp è l'evoluzione in logica web2.0 di un evento altrettanto
informale ma organizzato centralmente, chiamato Foocamp
e focalizzato su temi tecnologici.

Barcamp consiste nell'organizzazione di eventi a tema in luoghi
fisici, durante i quali i vari partecipanti sono invitati a proporre
i loro interventi, sia on line che fisicamente (es. fogli di carta sui
muri). Tutti i partecipanti sono incoraggiati a presentare o
commentare gli interventi, a anche a condividere informazioni
ed esperienze sia durante l'evento stesso che dopo, attraverso
canali come i blog o il photo sharing.

Elemento abilitante per l'interazione durante i Barcamp è la
rete WiFi che consente l'interazione in tempo reale.

Caratteristica dei BarCamps è di essere organizzati
(e promossi) attraverso internet, facendo leva sulla capacità
di coinvolgimento tipica del web2.0. Invece di organizzare
l'evento in modo dirigistico, si rende libero ("open-source")
il processo di costruzione della non-conferenza attraverso
un sistema collaborativo (wiki) che viene reso accessibile
al pubblico.

Questa logica aperta ha reso BarCamp un grande successo,
con eventi organizzati ad oggi in ben 31 città del mondo.
Oltre ad argomenti tecnologici, il sistema Barcamp viene
utilizzato per trattare i temi più diversi.

Il primo Barcamp si è tenuto a Palo Alto, California,
dal 19 al 21 di agosto del 2005, organizzato in meno di
due settimane e con oltre 200 partecipanti.

Da allora il fenomeno BarCamp si è esteso a macchia d'olio
con centinaia di eventi in Nord America, Europa e Asia.
Si svolgerà tra un mese (25/28 agosto) in diverse location
nel mondo il BarCampEarth, per celebrare il primo anno
di vita dell'iniziativa.

Un campanello d'allarme...

Un terzo degli americani utilizzano internet
per aver accesso all'informazione, era solo il 2%
nel 1996. Ma il numero e' lo stesso di due anni
fa, indicazione che possa avere
raggiunto il picco massimo, almeno secondo
uno studio del Pew Research Center. Tra i lettori
di eta' compresa tra i 18 e i 24 anniche afferma
di leggere notizie online almeno 3 volte alla
settimana, la crescita e' stata solo dell'1%
dal 2002 al 2006 mentre nello stesso periodo
i lettori tra i 35 e i 49 anni sono cresciuto del
12%. Le implicazioni di questi dati sono molteplici,
ma una tra le piu' importanti e' il fatto che la
ricerca di news online per il pubblico piu' giovane
non e' tra le attivita' primarie su internet o ancora
che le news vengono cercate su siti diversi da`quelli
tradizionali, un tema sul quale i media tradizionali
dovrebbero riflettere per poter mantenere o ancor meglio
far crescere il proprio pubblico.

Friday, July 28, 2006

Collegamento in Diretta con Radio Classica

Ecco il mio commento settimanale al Punto su Piazza Affari
per Radio Classica di Milano Finanza in collegamento
diretto con la conduttrice Carla Signorile.
Questa settimana si parla di Amazon e di ATT ma anche
della classifica di Money che ha incoronato la citta'
americana con la migliore qualita' della vita.

Per ascoltare clicca qui (file .mp3 - 9MB)

Thursday, July 27, 2006

L'alba di una nuova era ovvero la fine delle pageviews?

Oggi ho letto un interessante articolo di Dave Morgan,
CEO di Tacoda, che in sostanza diceva che con l'avvento
dell'RSS ovvero la possibilita' da parte delle persone
di sottoscrivere contenuti (blog e podcast), l'era delle
pageviews ovvero del traffico sui siti web sta per
tramontare per lasciare posto a una nuova architettura
di tipo push dove e' il contenuto che raggiunge
direttamente l'utente e che puo' essere utilizzato quando
e come l'utente vuole. Una rivoluzione quindi della quale
gia' si vedono le prime avvisaglie. Se la visione di
Morgan dovesse essere giusta gli editori potrebbero
ricostruire il modello di abbonamento dei quali sono
maestri (anche se le regole nel nuovo media sarebbero
diverse). Un dato e' certo: la diffusione dell'RSS e'
in costante crescita.

The Rupert Murdoch Show

Rupert Murdoch ha appena compiuto 75 anni ma ha
ancora molto da dire sull'evoluzione dei media.
E lo dice forte e chiaro in una intervista recentemente
rilasciata a "Wired"; le sue parole lasciano il segno e
rendono ancora più evidente come il mondo dei media
sia ormai avviato verso un cambiamento radicale,
sull'onda del Web2.0.

Ok, Mr Murdoch ha appena comperato per 580 milioni
di dollari l'ormai famosissimo MySpace e deve difendere
il suo investimento. La sua visione è però chiara e non
lascia scampo al media tradizionale.

Le parole di Murdoch (in puro "stile Mediarun")
sono un avvertimento per tutti quelli che credono che la
rivoluzione non sia in atto e restano a guardare.

“Per trovare qualcosa di simile a quanto sta accadendo occorre
tornare indietro di 500 anni fino all'invenzione della stampa e
alla nascita del media di massa, la vera causa della fine del
vecchio mondo dei re e delle aristocrazie. La tecnologia sta
togliendo rapidamente potere agli editori, ai direttori,
all'establishment, all'aristocrazia dei media. Ora sono le
persone che stanno prendendo il controllo dell'informazione”.

Ecco alcuni estratti del "Rupert pensiero":

THE FUTURE OF TELEVISION
La maggioranza del tempo di visione sarà sempre nel salotto
di casa su un televisore. Certamente tutti avranno anche uno
schermo più piccolo, per comodità. Ma non vedo gente seduta
su una spiaggia a guardare un film sul loro telefonino"

THE FUTURE OF NEWSPAPERS
"I quotidiani possono fare soldi online? Certamente sì. Possono
fare abbastanza denaro da recuperare quello che stanno perdendo?
Oggi come oggi, con Internet così concorrenziale, nuovo e a basso
costo, la risposta è no. Ma non bisogna considerare questo
fenomeno solo dal punto di vista del "prodotto" quotidiano,
ma dal punto di vista più ampio dell'azienda editoriale.
Se l'azienda possiede l'autorevolezza e l'affidabilità ed è in grado
di produrre contenuti ad alto valore e interessanti per i
consumatori, allora sarà in grado di sopravvivere".

AMPIEZZA DI BANDA
Ciò che abbiamo oggi non è veramente "larga banda",
specialmente se si parla di televisione ad alta definizione.
Il satellite d'altro canto è sufficientemente veloce ma
non consente una reale interattività. E' per questo che
stiamo considerando seriamente l'idea di costruire
una grande rete WiMax su tutti gli Stati Uniti.

CONTENT VS. DISTRIBUTION
La distribuzione ha dominato fino ad ora il mercato.
Ma quando si affermerà la vera larga banda,
il possesso di reti di distribuzione sarà sempre
meno importante.

Top 10 Online Videos/Movies Destinations

Interessante notare che nei primi dieci siti di video
non si trova neppure un player tradizionale. Il primo
e' BlockBuster.

Top 10 Online Videos/Movies Destinations
(Week ending July 2, 2006 US, Home and Work)


Brand or Channel                Unique                    Active
                                               Audience (000)         Reach (%)


YouTube                                 7,837                               6.03
IMDb -
Internet Movie DB                7,765                               5.98
Moviefone                              4,162                                3.2
MSN Video                            4,050                               3.12
Yahoo! Movies                      3,697                                2.85
Netflix                                    3,661                                2.82
MSN Movies                         3,409                                2.62
Google Video                         2,710                                2.09
BLOCKBUSTER                   2,595                                2
AOL Video                             2,398                               1.85

Source: Nielsen//NetRatings NetView

 

Wednesday, July 26, 2006

Alleanze strategiche: l'esempio di PBS

Secondo la societa' di consulenza Kelsey Group una strategia 
perseguibile dai quotidiani per affermare la loro presenza 
online sarebbe quella di avviare parthership con societa'
Internet.  Il  Kelsey group suggerisce di incorporare nei siti
dei quotidiani strumenti per aiutare l'utenza che cerca online
informazioni sui prodotti da acquistare ma che poi si effettuano
gli acquisti in negozio.Kelsey suggerisce l'offerta di coupons online
stampabili e utilizzabili sul punto vendita (come gia' avviene 
nei prodotti cartacei).
Altre aree su cui avviare partnerships sono quelle della
piccola pubblicita' e del "search". 

Il suggerimento sembra essere stato colto al volo dalla PBS,
la rete televisiva pubblica americana che serve 348 stazioni
televisive e che trasmette senza interrompere i programmi
con la pubblicita', la quale ha annunciato un accordo di
distribuzione dei propri programmi con il servizio OMN
(Open Media Network) e con GoogleVideo. Grazie all'accordo 
una  selezioni dei migliori programmi saranno disponibili per
essere scaricati a pagamento al costo unitario di $1.99.
A differenza di GoogleVideo che utilizza un player
proprietario per la visione dei programmi, OMN
e' un servizio di distribuzione multi-device (notebook
computers, portable media players, telefoni cellulari e
set top boxes). OMN e' una societa' non a scopo di lucro.

Monday, July 24, 2006

I quotidiani crescono grazie al digitale

Il  New York Times e' un buon esempio. La divisione online del
gruppo editoriale ha prodotto  ricavi per $66.1 milioni con una
crescita del 35%  (pari al 7.7% dei ricavi complessivi della societa'
- erano il 5.8% nella trimestrale di un anno fa). Merito del sito 
About.com che ha prodotto risultati stellari con ricavi in rialzo
del 62.7% ($19.4 milioni) e profitti triplicati ($7.3 milioni) grazie
anche all'introduzione di video pubblicitari affiancati ai
"tradizionali" banner.
TimesSelect, la versione a pagamento, che include accesso
illimitato e che costa $49.95 ha raggiunto i 513,000 abbonati.

Bene anche il Dow Jones grazie alla crescita di ricavi pubblicitari
e abbonamenti online. Il gruppo che comprende WSJ.com,
Barron's Online e MarketWatch, ha riportato un aumento dei
ricavi pubblicitari del 22.9% mentre WSJ and Barron's hanno
raggiunto quota 833,000 abbonati. La pubblicita' online vale
oggi $18.1 milioni (7% del totale pubblicita') per una stima annua
di $200 milioni. 

Bye bye radio?

Secondo i dati Nielsen, lo scorso mese di giugno il 6% degli adulti
americani (ovvero 9 milioni) hanno scaricato un podcast. Il 75%
del pubblico in questione e' costituito da uomini e il 38% ha
dichiarato di ascoltare la radio con minore frequenza.
Il report fa notare che i podcast piu' ascoltati raggiungono fino
a 2 milioni di scaricamenti, cominciando ad attrarre
pubblicita' "mainstream." Per esempio Dixie Paper Company
sponsorizza il "Mommycast Podcast Series", una serie dedicata
alle mamme. 

Altri "key findings":

@ il 60% ammette di fare "fast forward" delle pubblicita' 
     dei podcasts
@ gli inserzionisti stanno sperimentando forme piu' efficaci di
     inserimenti pubblicitari "fusi" nel podcast.
@ la lunghezza media di podcast e' di 44 minuti (anche se i
     podcast piu' popolari tendono ad essere piu' brevi)
@ il 72% che scarica regolarmente podcasts ne scarica in media
     da uno a tre alla settimana. Il 10% e' costituito da “heavy users",
     con piu' 8 podcasts alla settimana.

Podcasting sul Sole 24 Ore

Ecco il link (1 MB - .pdf) del mio pezzo apparso su Il Sole 24 Ore del 12 luglio
sul podcasting  ("E ora il lavoro lo cerco con l'Ipod"). Si parla degli sviluppi
del podcasting e dell'utilizzo in alcuni casi concreti da parte di alcune grandi
aziende americane.

Sunday, July 23, 2006

I siti di news

Quando si tratta di cercare notizie su fatti e avvenimenti
correnti le destinazioni piu' popolari della rete sono diverse
da quelle del mondo offline (eccezion fatta per CNN.com)

Top 10 Online Current Events and
Global News Destinations (Week ending June 25, 2006 US,
Home and Work)


Brand or Channel       Unique Audience (000)     Active Reach (%)

Yahoo! News              15,031                                   11.34
MSNBC                       11,390                                     8.59
CNN                            10,190                                     7.69
AOL News                   9,029                                      6.81
NYTimes.com             4,939                                      3.73
Gannett Newspapers 4,922                                      3.71
Internet Broadc.         4,553                                      3.44
Tribune Newsp.          4,452                                      3.36
USATODAY.com        3,823                                      2.88
Associated Press         3,788                                      2.86

Source: Nielsen//NetRatings NetView

Demographic Data for Current Events and
Global News Category


Target            Unique                 Audience         
                        Audience (000)  Audience (%)

Total                     86,268                 100
Male                     43,075              49.93
Female                 43,193              50.07
Age
   2 - 11                    2,617                3.03
 12 - 17                   6,365                 7.38
 18 - 24                   4,567                 5.29
 25 - 34                 12,575               14.58
 35 - 49                30,258               35.07
 45+                      40,791                47.28
 55+                      19,958                23.14
 65+                        7,627                   8.84

HH Income
$ 0 - 24999                 4,881                  5.66
$ 25000 - 49999     19,065                  22.1
$ 50000 - 74999     22,316                25.87
$ 75000 - 99999      16,575                19.21
$ 100000 - 149999  14,531               16.84
$ 150000+                   7,445                 8.63
No Response                1,455                  1.69 

Friday, July 21, 2006

Benvenuto, Duke Of The Media

Inizia da oggi la collaborazione con Mediarun di un
importante personaggio dell'editoria italiana, che,
firmandosi "the duke of the media", racconterà
"dall'interno" come il settore sta vivendo questo
momento di grande evoluzione.

Ecco il suo primo contributo.

LA RIVOLUZIONE E' IN ATTO

Ho vissuto 6/ 7 anni fa l’ansia delle grandi case editrici,
RCS e MONDADORI, riguardo l’avvento di internet.
Ai vertici si preparavano business plan, con l’aiuto di
costosissimi consulenti, che prevedevano la fine della
“carta” e la vittoria dei “new media” nel giro di 2/3 anni:
nessuno avrebbe letto più libri, periodici o quotidiani.
Quindi tutti a investire, meglio a dilapidare milioni di euro
in megaportali, giornali on line e …ebook. Quando dopo
2 anni, la “bolla” di internet si è sgonfiata, ci si è accorti
che le abitudini di lettura non erano cambiate, che internet
non era poi lo spauracchio che tutti dipingevano, quindi
tutti hanno tirato un gran sospiro di sollievo…. hanno
chiuso i megaportali, si sono messi nel cassetto i grandi
progetti di riviste on line e si sono solo contati i soldi
buttati via…. tutti sono tornati a fare le solite rubriche,
a impaginare i soliti articoli, ad allegare i soliti collaterali ,
a produrre i soliti reality…..tutto come prima.
Errore !!! La rivoluzione è andata avanti giorno dopo giorno,
in maniera silenziosa ma reale, e ora siamo veramente a
una svolta clamorosa: indici di lettura in caduta libera,
vendita di copie tenute su solo con “artifizi”, dati auditel
contestati. Per sintetizzare riporto solo qualche titolo apparso
in questi ultimi giorni sui quotidiani on line:

“le firme? prima sul web poi sulla carta stampata”.

“quel caos creativo del video-web, miliardi di canali ,
migliaia di programmi : la bussola per navigare nella tv del futuro”.

“mtv, la tv la fai da te”.

“disney “paga” la rivoluzione digitale”.

“telefono , satellite, cavo e internet: i mille volti della neo-televisione”.

L’ansia che c’era 6/7 anni non si coglie…. tutto è tranquillo,
l’allarme tsunami non è ancora partito….. ma l’onda sta arrivando…..

Il punto su Piazza Affari di RadioClassica

E' in linea il podcast del mio intervento settimanale in diretta alla 
trasmissione  il "Punto su Piazza Affari" del venerdi di Radio
Classica (gruppo Class). In questa puntata commento i risultati
di Yahoo e Google, nella settimana in cui il primo ha vissuto un
crollo record del -22% (nello stesso giorno) e il secondo ha riportato
il raddoppio dei profitti. Si parla anche delle Piaggio (fresca di
quotazione) e in particolare delle ambizioni di crescita di Colaninno
sul mercato americano.

Per ascoltare clicca qui (.mp3  3.95MB)

Thursday, July 20, 2006

Il Future of Media Report 2006



Il Future of media report è stato recentemente rilasciato
dal Future Exploration Network, una associazione di
professionisti di discipline diverse che si è posta l'obiettivo
di studiare i trend e sviluppare per le aziende strategie
innovative in grado di dare loro un vantaggio competitivo.
Obiettivo del Report è offrire una visione del mercato dei
media a livello mondiale, identificando alcune linee di
tendenza di particolare rilevanza.

Ecco alcuni dei contenuti più significativi del report:

IL MERCATO GLOBALE DEI MEDIA
Fra 32 anni il mercato dei media avrà raddoppiato il suo
peso all’interno dell’economia globale. I guadagni dei
giornali ristagnano, ma la TV, guidata dagli abbonamenti
via cavo, appare essere in buona salute. Gli Stati Uniti hanno
un ruolo rilevante nel mercato globale, con oltre il 42% dei
ricavi totali. La Cina sta assumendo via via un ruolo sempre
più rilevante.

COMPARAZIONE TRA I DIVERSI MEDIA GLOBALI
Altre nazioni si stanno avvicinando agli Stati Uniti per quanto
riguarda la pubblicità online. Il tempo speso dai teen ager a
contatto con i diversi media è superiore rispetto agli adulti,
ma il tempo dedicato alla televisione è inferiore.

NUOVE RELAZIONI TRA I MEDIA - Il Washington Post
supera tutti gli altri giornali americani per quanto riguarda i
riferimenti a blog su ogni uscita cartacea, ma è ancora
inferiore rispetto a The Guardian.


CREAZIONE ED UTILIZZO DEI CONTENUTI
il 18 % degli americani sopra i 65 anni ha creato contenuti
su internet, a dimostrazione del fatto che questo non è solo
un fonomeno dei teenager. Il 37% dei post sui blog è in lingua
Giapponese, più di quelli in inglese.

I NETWORK NELL'INDUSTRIA DEI MEDIA
Microsoft rimane l'azienda con il ruolo più centrale nel mercato,
sia in termini di alleanze che di joint venture globali. Yahoo!,
Apple, CBS, Viacom, e Sony Ericsson sono le aziende che
negli ultimi cinque anni hanno raggiunto posizioni di rilievo.

IL "FUTURE OF MEDIA FRAMEWORK" - Uno schema
strategico che vuole sintetizzare le principali linee di tendenza
nel mercato dei media, tra cui la "simbiosi" tra mainstream e
social media, l'unione tra fruitori e creatori dei contenuti,
i nuovi format, le fonti di ricavo, la distribuzione
e la proprietà intellettuale.

FATTORI CHIAVE DI TRASFORMAZIONE DEI MEDIA
Fattori chiave sono ad esempio la “compressione del tempo”
che fa cambiare la modalità di consumo dei media a causa del
tempo sempre più limitato delle persone, e il “contenuto infinito,”
cioè la sempre maggior ampiezza ed estensione dei media
disponibili.




Integrazione forzata

Interessante articolo oggi su Mediapost scritto da Dave Morgan,
CEO di Tacoda, una concessionaria di pubblicita' online.
Il tema e' l'integrazione delle reti di vendita della pubblicita'
nelle societa' multimediali che secondo Morgan sarebbe spesso
una forzatura dettata dal miraggio di "efficienze" che
frequentemente non si materializzano. Morgan motiva la sua
tesi con una serie di intelligenti motivazioni.

@ le reti online e offline hanno missioni differenti.
Nell'offline si vende presenza media - spazio o tempo misurati con
metriche di audience standard. Nell'online si vendono "risposte"
a stimoli che possono essere mirati e produrre "leads".

@ i clienti sono spessi diversi, anche se comprano sotto lo stesso
marchio. Pensano e agiscono in modo diverso. Hanno spesso
motivazioni diverse. Chi compra pubblicita' online per Att o
Citibank non e' lo stesso che lo fa' per gli spazi televisivi.

@ le due reti vendono una "consumer value proposition" diversa.
I media offline vendono prevalentemente distribuzione (push),
l'online vende accesso (pull)

@ le modalita' di vendita' sono diverse. L'Offline ha un processo
ripetitivo, con elevata "certezza". I quotidiani vengono distribuiti
sempre alla stessa ora, un'ora di ritardo significa perdite
considerevoli. Se il colore della quarta di copertina di un periodico
femminile non e' corretto si perde la campagna. L'online e' meno
"certo" in questo senso, e' piu' mirato al test e all'innovazione.

@ le due reti dovrebbero avere diversi obiettivi di conto
economico. L'offline mira a generare cash-flows e massimizzare
i margini. L'online mira (o dovrebbe mirare) a creare cash-flows
nel lungo periodo, nuovi clienti e margini futuri. Il suo focus
dovrebbe essere sulla crescita del business.

@ Le strutture organizzative delle due reti tendono ad essere diverse.
L'offline tende alla gerarchia e alle regole, con profili retributivi
piu' "certi" e spesso con poca inclinazione alle novita'. L'online tende
a strutture piu' piatte, con meno regole.

La conclusione di Morgan non e' un aprioristico rifiuto
dell'integrazione, che per esempio ha senso nelle organizzazioni
editoriali, ma un monito a far si' che nel processo di integrazione
delle reti di vendita, i key people delle reti online non si sentano
costretti a sottostare a regole che non sono funzionali allo
sviluppo delle loro attivita'.

Wednesday, July 19, 2006

Il WSJ apre la prima pagina alla pubblicita'

Ad oggi era un po' considerata come l'ultimo baluardo dei quotidiani
nella guerra contro l'invasione della pubblicita': e' la prima pagina
del piu' prestigioso quotidiano economico del mondo. Ma come
tutti i baluardi di fronte alle ondate di novita' (leggi modelli di
business che cambiano) anche il WSJ ha dovuto cedere e da
settembre la prima pagina in basso a destra lascera' il passo 
(o cedera' lo spazio) agli inserzionisti che  promettono
di riempire le tasche dell'editore Dow Jones con decine di milioni
di dollari all'anno.

In fondo e' la naturale conseguenza di (a) pagine che si riducono di
dimensione e (b) diminuzione nella circolazione. Bisogna trovare il
modo di far quadrare i conti e se i ricavi pubblicitari delle edizioni
online crescono ancora sono lontani dal compensare il declino del
media tradizionale. 

Ma chi sono i blogger?

Sono la voce nuova del web, il fenomeno che insieme con il
Social Networking si appresta a modificare gli scenari
della comunicazione tradizonale. Ancora difficile leggere
tutte le implicazioni del fenomeno. E' importante pero'
capire chi e' questo popolo di scrittori e lettori che
da qualche tempo si e' riversato sulla rete piu' per parlare delle
proprie esperienza personali che di politica, media o tecnologia.

Secondo uno studio appena pubblicato del Pew Internet &
American Life Project la popolazione dei bloggers americani e'
cresciuta a 12 milioni di adulti o l'8% dell'utenza internet
mentre i lettori di blog sono 57 milioni, il 39% della popolazione
online.

Ecco alcuni "key findings" del rapporto:


@ il 54% dei blogger ammette di non aver mai pubblicato
     nulla in forma ufficiale mentre il 44% lo ha fatto.

@ il 54% dei bloggers ha meno di 30 anni

@ gli uomini rappresentato il 54%, le donne il restante 46%

@ il 76% dei bloggers scrive per documentare proprie
     esperienze e condividerle con altri

@ il 64% dei bloggers scrive per condividere conoscenze
     particolari con altri

@ quando viene richiesto di specificare il tema del loro
     blog il 37% dei bloggers dice di scrivere sulla "mia vita ed
     esperienza", l'11% parla di politica e governo; il 7%
     e' focalizzato sull'intrattenimento; il 5% su news ed eventi
     correnti; il 5% sul business; il 4% sulla tecnologia;
     il 2% su religione, spiritualita' o fede

I bloggers "interagiscono" con i contenuti della rete, il 44%
ammette di aver preso dalla rete musica, testi o  immagini che
poi ha ricomposto in creazioni personali, attivita' riportata
solo dal 18% degli utenti della rete.

I blog quindi sono individuali ma allo stesso tempo strumento
di scambio e di comunicazione tra amici e parenti.

Lo studio si basa su un campione di interviste telefoniche a
7,012 adulti, di cui 4,753 utenti internet. DI questi l'8%
erano bloggers.


Altre curiosita':

l'87% dei bloggers permette di lasciare commenti sul blog

il 72% dei bloggers pubblica foto

il 55% dei bloggers pubblica sotto pseudonimo

il 41% dei bloggers ammette di avere liste di amici sul blog

l'8% dei bloggers guadagna con il blog

Tuesday, July 18, 2006

Social Networking su MF


Ecco il link del mio articolo sul Social Networking "Un affare
i contatti dei dipendenti" apparso su MF dello scorso 
11 luglio 2006.

MySpace cresce in advertising

Il sito di News Corp. Myspace.com (clicca qui per il rapporto
MediaRun .pdf) lo scorso mese ha raccolto il 17% delle
delle pubblicita' online (+14.6% rispetto a Maggio)
secondo le rilevazioni Nielsen//NetRatings AdRelevance.

I siti piu' popolari per pubblicita' restano YahooMail  (35.7% delle
ad-impressions) e MSN Hotmail con 7.2% superato da MySpace.

Chi ha investito di piu'? Le societa' che offrono servizi finanziari
(24%), in decrescita rispetto a Maggio (-28%).  Seguono Telecoms e
Webmedia (18% ciascuno), prodotti e servizi al dettaglio (16%).
Nel complesso il numero di impression e' sceso da maggio a giugno
(197 contro 193.6 miliardi) ma e' comunque raddoppiato rispetto
al giugno 2005 (97.1 milardi) in June.

I quotidiani rimpiccioliscono

Il WSJ di oggi riporta la notizia che il New York Times ha deciso
di ridurre le dimensioni delle proprie pagine dal 2008 riducendole
la larghezza di quasi 4 cm  per un risparmio di $42 milioni. 
Il New York Times segue l'esempio di USA Today, Washington
e WSJ che hanno recentemente annunciato la riduzione del
formato.

Il gruppo del New York Times Co., che comprende anche
Boston Globe e International Herald Tribune, ha dichiarato che 
i ricavi del  NYT sono aumentati dell'1.6% a $858.7 milioni mentre
quelli di About.com sono cresciuti del 63% a $19.5 milioni.

Cresce la spesa pubblicitaria online

La spesa pubblicitaria online nel secondo trimestre 2006 e'
cresciuta del 13.8% rispetto al trimestre precedente. Anche i
prezzi sono cresciuti: premium inventory +6.6%, network
inventory +3.6% e paid search +1.3 %.

Lo studio organizzato da Media Post e Deutsche Bank ha coinvolto
39 responsabili di spesa. Di questi il 78% ha risposto di aver visto
un incremento di spesa, il 15% ha dichiarato che tale aumento
era pari al 30%.

Il 44% degli intervistati ha visto un incremento nel costo di acquisto
delle keyword sui motori di ricerca. Per l'11% tale aumento e' stato
superiore al 10%.

Successo dei portali con il 32% del campione che ha dichiarato di 
avere allocato investimenti su Yahoo (15%), MSN (10%) e AOL (7%).
Nel primo trimestre i portali si erano aggiudicati solo il 22% dei
budget. 

Siti di nicchia come iVillage, Marketwatch e CNET hanno catturato
il 31% contro il 23% nel primo trimestre. I network pubblicitari come
Advertising.com e ValueClick hanno attirato l'11% dei budget. Google
fa la parte del leone nel paid search con il 65% della spesa per-click;
seguono Yahoo con il 25% e MSN con l'8%.

Monday, July 17, 2006

I media alternativi sorpassano i media tradizionali

Secondo una recente ricerca di PQ Media, la spesa pubblicitaria sui
media alternativi negli USA e' cresciuta nel primo semestre 2006
a $53.37 miliardi (+16.4% rispetto allo scorso anno). Sempre secondo
PQ Media la spesa dovrebbe accellerare nella seconda meta' del 2006
per raggiungere un totale di $115.77 (+18.5%).

I driver della crescita sono il marketing interattivo e mobile. Tutti
e 4 i segmenti dei media alternativi hanno evidenziato crescite a
due cifre. "Branded entertainment" che include product placement,
event marketing, event sponsorships, webisodes e advergaming,
e' il segmento dei media alternativi con la crescita piu' sostenuta
ed e' atteso raggiungere $51.62 miliardi nel 2006 (+15.5%).

Spesa e crescita in media alternativi ($ milioni)

                                                  2000               2005              2006

Alternative Advertising     $23,391         $40,200          $48,189
% Change                                         -              21.4%            19.9%

Entertainment &
Out-of-Home Advertising   $14,065         $22,647          $25,916
% Change                                           -            12.8%             14.4%

Online Advertising                   $9,326        $17,553          $22,273
% Change                                           -            34.6%            26.9%

Alternative Marketing           $29,518        $57,455           $67,577
% Change                                           -             17.0%             17.6%

Branded Entertainment
Marketing                               $25,066         $44,698          $51,618
% Change                                           -             16.3%             15.5%

Mobile & Interactive
Marketing                                 $4,452           $12,757         $15,959
% Change                                          -                19.7%            25.1%

Total                                     $52,909        $97,655     $115,766
% Change                                           -                18.8%            18.5%

Source: PQ Media, June 2006

I dati dimostrano come gli investimenti pubblicitari si stiano
allontanando dai media tradizionali a favore dei media digitali
che permettono di raggiungere il pubblico dei giovani e  le fascie
piu' abbienti.

La spesa sui media tradizionali e' cresciuta nel primo semestre
2006 di un mero 4.5%.

La "verticalizzazione" dei social networks - jambase

Il sito JAM BASE (www.jambase.com)
è una delle principali fonti di informazioni
su live music e concerti.
Oltre a 15.000 live show con oltre 8000
gruppi, il sito contiene moltissime altre
informazioni a tema musicale.

Dalla sua fondazione nel 1998 Jambase ha aggregato una base
di appassionati molto ampia, che ha da subito incominciato
a contribuire alla creazione dei suoi contenuti. Complessivamente
il sito attira ogni mese oltre 500.000 visitatori unici.

Dice il CEO di JB, David Rosenheim: "La forza della community
di Jambase è la sua comune passione per la musica dal vivo.
Elemento importante è che questa community va ben oltre i
network virtuali di persone che non si incontrano mai:
Jambase è una community REALE, composta da gruppi di amici
che si incontrano nella vita reale, agli spettacoli".

Questa è sicuramente un'audience di grande interesse per gli
inserzionisti pubblicitari. JamBase può vantare oltre 700 clienti
pubblicitari ricorrenti, come Sony e Warner Brothers.

Secondo Rosenheim "le community dove l'interazione
avviene
in modalità orizzontale ("peer to peer"),
sono l'elemento
differenziante del web rispetto
agli altri media
. A partire da Ebay, che permetteva transazioni
peer-to-peer, il modello tradizionale del retail è stato rivoluzionato.
Le prime forme di community (es. Geocities) consentivano
alle persone di pubblicare i loro contenuti (principalmente testo
e foto) a favore di moltissime persone che condividevano
i medesimi interessi.

L'ultima evoluzione delle online communities, di cui gli esempi
più significativi sono MySpace, Facebook e Youtube,
rende i partecipanti in grado di pubblicare testo, video, audio,
blogs, ecc., trasferendo massicciamente nelle mani dei
consumatori la capacità di creare e distribuire contenuti.
Grazie anche alla diffuzione a livello di standard delle piattaforme
di social networking (il cosidetto web 2.0) le community sono
diventate più interattive, personalizzate e produttive.

Il valore delle community come MySpace è dato dalla loro
dimensione. Fenomeni come Jambase e Youtube dimostrano
che i social networks stanno diventando sempre più
verticali
, facilitando l'aggregazione intorno a specifici interessi
comuni.

A breve anche grandi network verticali come Youtube si
segmenteranno in sottocommunity sempre più specifiche".

Questo è il futuro delle community, della creazione dei
contenuti e soprattutto dell'advertising.

Saturday, July 15, 2006

Nuovo studio: il web rivaleggia con la TV

E' uscito uno studio molto interessante della Online Publishers
Association che ha seguito la vita di un campione di 350 americani
per tracciare un profilo del loro uso dei media. L'osservazione
di un campione cosi numeroso in tempo reale (ogni 15 secondi)
ha permesso di studiare quanto tempo viene dedicato
a 5 tipologie di media "ad-supported": radio, tv, web, quotidiani,
periodici.  Dall'indagine (disponibile qui in powerpoint) emerge
che il web e' ormai equiparabile a un mass-media (per reach e
tempo di fruizione). Se si considera solo l'ambiente di lavoro
il web domina con un reach del 54.6% contro il 21.1% della tv.

Un altro dato interessante che emerge e' che l'utente web
guadagna e spende mediamente di piu' dell'utente televivo ma
nonostante cio' quando si tratta di decidere dove allocare gli
investimenti publicitari il web e' ancora sottoconsiderato.



Infatti nonostante sia responsabile del 23% del tempo
impegnato dal campione sui 5 media, raccoglie solo il 6%
dell'investimento pubblicitario.


Friday, July 14, 2006

I modelli di business dei siti video


L’esplosiva crescita dei siti video ha aperto la strada alla ricerca dei
business model piu’ appropriati per fare in modo che non solo i siti 
possano sostenersi ma anche che gli autori possano trarre vantaggi
economici dalla popolarita’ generata. Mentre i siti piu' popolari 
da YouTube.com  a Myspace.com non prevedono alcuna forma di
remunerazione degli autori, sta facendo la sua apparizione una
seconda generazione di siti che prevedono forme di compensazione
per chi mette a disposizione le proprie videoproduzioni.

Il sito Eefoof (lanciato qualche settimana fa) propone un revenue
sharing dei ricavi generati dai banner pubblicitari con gli autori dei
filmati. La base ricavi e’ costituita dal numero di hits ricevuti da un
particolare video: piu popolari i video, maggiori le potenzialita' di 
guadagno. Il modello inoltre stimola gli autori a "promuovere" le
loro produzioni, contribuendo alla popolarita' dei siti ospitanti.

Stesso modello per Panjea.com, sito operato da Aware Media Inc.,
che divide al 50% i ricavi pubblicitari. In aggiunta Panjea.com
consente agli autori di vendere i propri video a un prezzo da loro
stessi fissato.  In questo caso i proventi vanno per l'85% agli autori 
mentre il sito si tiene il restante 15%.

Modello leggermente diverso per Blip.tv che dallo scorso maggio ha
cominciato a distribuire il 50% dei ricavi pubblicitari derivanti non dai
banner posti sulle pagine del sito bensi' da fotogrammi o videoclip 
pubblicitarie pubblicati al termine dei video caricati sul sito. Si tratta
di un'evoluzione significativa che consente di creare "circuiti"
pubblicitari che raggruppano frammenti di audience per raggiungere
una massa critica alla quale gli inserzionisti possano rivolgere
i loro messaggi.

WPP entra nel mondo dei social networks

La holding della comunicazione WPP (che
controlla agenzie di pubblicità come Ogilvy,
JWT, Young & Rubicam) e la società web
LiveWorld (www.liveworld.com) hanno
annunciato un accordo che darà vita a
LiveWorld-WPP
, una partnership che fornirà servizi di
online community e di social networking a clienti WPP come
Ford Motor, Unilever e Procter & Gamble.

Secondo il Wall Street Journal, la capacità dei siti di social
networking come MySpace.com di creare il cosiddetto
"word-of-mouth buzz" (passaparola) su prodotti e
servizi ha attirato l'attenzione di grandi gruppi della
comunicazione come WPP
.

Un'altra holding pubblicitaria, Interpublic Group, ha
recentemente sviluppato il medesimo tipo di partnership
con FaceBook, una community online focalizzata sugli
studenti universitari.

Thursday, July 13, 2006

Blogs, Podcast e RSS: pubblicita' che cresce.

I blog, i podcast o piu' in generale il contenuto generato dagli
stessi utenti della rete alla fine del 2005 valeva ricavi pubblicitari
per $20.4 milioni (+198.4% rispetto al 2004). Le stime per il 2006
vedono un altro +145% per arrivare a $49.8 milioni.

I driver della crescita sono la frammentazione dell'audience, la
percepita inefficacia della pubblicita' tradizionale, in particolare
quando si tratta di raggiungere il pubblico tra i 18-34 anni.

Un recente studio del Centro Di Ricerca sui Media ha evidenziato che:

(1) Advertising networks e click-throughs sono i principali strumenti  
pubblicitari utilizzati generando rispettivamente $8.0 milioni e $7.8
milioni di ricavi

(2) La pubblicita' sui blog conta ancora per l'84.1% ($16.6 milioni)
della spesa totale sugli "user-generated online media - UGOM"
(media generati dal contenuto degli utenti) nel 2005. Tuttavia i blog
scenderanno al 39.7% ($300.4 milioni) della spesa complessiva
stimata nel 2010.

(3) La pubblicita' sui podcast nel 2005 valeva $3.1 milioni, ma e'
prevista raggiungere i $327 milioni nel 2010, quando contera' per
43.2% di tutta la pubblicita degli UGOM.

(4) La spesa pubblicitaria sull'RSS (Really Simple Syndication) che
nel 2005 valeva $650,000 crescera' a $129.6 milioni nel 2010.

(5) La spesa pubblicitaria totale degli UGOM e' prevista in crescita a
un tasso compound annuale del 106.1% dal 2005 al 2010 quando si
attestera' a $757 milioni.

(6) Tra le categorie piu richieste la tecnologia e' ad oggi la piu' "ricca"
con ricavi per $4.0 milioni nel 2005 (grazie ai "technology-savvy
early adopters"). Seguono l'"auto" con ricavi per $3.9 milioni), grazie
alla tendenza delle case produttrici ad utilizzare gli UOGM per
influenzare un target alto di utenza e il "settore media" che ha speso
$3.2 milioni per cercare di raggiungere quella fascia di consumatori
che sta abbandonando i media tradizionali.

Il Financial Times crea la "Multimedia Newsroom"

La casa editrice Pearson PLC ha annunciato che le redazioni
del Financial Times online e offline si fonderanno per creare
un'unica "multimedia newsroom."

L'editore del FT Lionel Barber ha affermato "FT è stato
un pioniere nel creare una redazione integrata per online e
offline, con pubblicazione anticipata sul web e un unico punto
di produzione contenuti. Con la multimedia newsroom stiamo
facendo un ulteriore passo in avanti".

La tendenza verso l'integrazione è comune a molte testate,
una tra tutte il Guardian che ha deciso di privilegiare l'edizione
on line rispetto a quella cartacea, visto il crescente utilizzo del
media elettronico. Stanno emergendo all'interno dei quotidiani
anche figure manageriali in grado di guidare tale processo,
prendendo la responsabilità per le "emerging digital
technologies.".

Wednesday, July 12, 2006

Le risposte sulla rete

Il successo di Yahoo Answers conferma che il nuovo web (web 2.0 ?)
e’ fatto di contenuti autogenerati dagli stessi utenti. Yahoo Answers
consente a chiunque di fare una domanda o di dare una risposta.
Chi ha posto la domanda puo’ scegliere la risposta migliore.

Da inizio anno ad oggi sono state pubblicate oltre 2.2 milioni di
domande e (relative risposte). Google ha un servizio simile,
Google Answers, il cui business model prevede il pagamento di
$2.5 per risposta (con un meccanismo di "soddisfatto o rimborsato").
Anche in questo caso le risposte sono date dagli stessi utenti.
Il concetto e’ ben esplicitato da O’Reilly che a proposito di questi
fenomeni partecipativi parla di “harness the collective intelligence”
dove la rete funge da catalizzatore di conoscenze, una sorta di
biblioteca universale costruita sui cervelli dei singoli individui.

Il fenomeno MOSOSO


Si sono affermati negli USA e in UK i MOSOSO,
ovvero mobile social software, sistemi che
permettono di costruire comunità online basate
sui cosidetti "social networks", veicolate però su
terminali mobili. I servizi più popolari sono
Dodgeball, attivo in 22 città negli Stati Uniti
(recentemente acquistato da Google) e Playtxt in Inghilterra.

Il meccanismo di funzionamento dei MOSOSO è molto semplice:
L'utente, dopo essersi registrato, comunica al servizio la propria
posizione in modo che tutti i membri della community ne vengano
automaticamente informati con un sms.

Per iscriversi basta registrarsi online e creare un proprio profilo
in cui si elencano interessi personali, hobby, amici e disponibilità
a incontrare nuove persone. Il servizio riesce a comunicare,
mediante collegamento ai terminali mobili, quando persone
con interessi simili si trovano nelle vicinanze
(la distanza massima è di 10 "blocks").

Il modello di business è basato sulla condivisione del traffico
generato con gli operatori, ma anche sulla pubblicità mirata
a livello locale (bar, ristoranti, locali notturni ecc.).

I MOSOSO potrebbero rappresentare un ottimo complemento
all'offerta di un media tradizionale (es. testata a diffusione locale),
poichè offrirebbero ai lettori un servizio aggiuntivo e all'azienda
nuove fonti di ricavo attraverso la veicolazione di informazioni
ed offerte commerciali ad una base clienti molto profilata.

www.dodgeball.com
www.playtxt.net
www.streethive.com

Tuesday, July 11, 2006

La TV col peer-to-peer

Quando per la prima volta scaricai Napster e mi collegai al suo
sistema di peer-to-peer rimasi esterefatto (1) dal numero di
persone che erano collegate contemporaneamente insieme a me,
(2) dalla quantita’ di titoli di brani musicali disponibili per essere
scaricati, (3) dalla velocita’ del servizio. Era la fine del 1999, allora
ero a capo di Vitaminic USA e capii che se il futuro della musica era
questo, il modello di business era da rinventare da capo a piedi.
Qualche anno e alcuni miliardi di dollari bruciati dopo arrivo Steve
Jobs e lancio’ il suo modello (IPOD/Itunes). Qualche giorno
fa ho provato la stessa sensazione quando ho scaricato un programma
peer-to-peer per guardare la televisione. Ne ho anzi scaricati diversi
e ho provato a testarli. Tra questi quelli che piu' mi hanno
impressionato sono TVAnts e Tvkoo. Entrambi si attivano con una
piccola applicazione da scaricare in locale e utilizzano come
interfaccia per visualizzare i programmi WindowsMedia. Ho
guardato sul primo alcune partite dei mondiali, meravigliato dalla
qualita’ dell’immagine e soprattutto dal numero di utenti collegati
in contemporanea insieme a me, in alcuni casi piu’ di 20,000.
Molte dei canali presenti su TvAnts sono canali cinesi ma ci sono
anche HBO, ESPN, e canali provenienti da tutto il mondo. Proprio
perche’ basato su un’architettura peer-to-peer dove ogni pc collegato
diventa un nodo della rete, ricevendo e trasmettendo a sua volta,
la contemporaneita’ delle utenze non degrada la qualita’ ma anzi
la migliora.
 

Il successo di About.com

Nel Febbraio 2005 il New York Times aveva
acquisito About.com (www.about.com), un
sito strutturato come una “guida tematica”al
web, alimentato dai contributi degli stessi
visitatori. Il modello di business di About.com è basato
sull'advertising, in particolare sul pay per click, e sulla
condivisione dei ricavi con
gli autori delle diverse
guide tematiche.


L’acquisizione aveva suscitato molti dubbi, in quanto le stime di
crescita dell’advertising erano incerte.

About.com si sta ad oggi dimostrando una grande acquisizione
per il New York Times

A maggio 2006 le stime degli analisti sono state corrette al rialzo
a causa di una crescita dell’81% dei ricavi nel mese di
marzo (+98% rispetto al 1° quarto 2006) e del
55,9% dell’ EBITDA, ben oltre le più rosee aspettative anche
dell’azienda stessa.

Tutte le tre principali fonti di ricavo di about.com (display,
cost-per-click ed e-commerce) hanno evidenziato forti crescite,
dovute ai sempre più forti investimenti delle grandi
aziende sul web.

About.com è un esempio di come il modello “partecipativo” possa
integrarsi nell’offerta di un media tradizionale.

Presentazione About.com

Monday, July 10, 2006

Alcuni messaggi dal mercato giapponese

Oggi il WSJ dedica un interessante articolo a una nuova
tendenza della tv giapponese. Si tratta di “virtual advertisements"
ovvero dell’inserimento di oggetti tridimensionali
computer-generated per esempio nella programmazione sportiva
(esempio citato: minivan che appare sulle piste durante una
competizione di sci).



Dice Hiroshi Yoshida, senior research director di Hakuhodo
DY Media Partners, parte di Hakuhodo DY Holdings Inc.,
seconda agenzia della nazione: “By blurring the distinction
between the drama and commercials in this way, we can get
viewers to watch the commercial without their realizing it"

Alcuni punti di interesse:

In Giappone cosi’ come negli Stati Uniti la televisione dovrebbe
essere un mezzo sempre meno appealing per la pubblicita’ con il
15% delle case giapponesi con digital video recorders che
permettono di “saltare” gli spot. A cio’ si aggiungono i dubbi
(espressi anche su questo blog) sull’efficacia della pubblicita’
broadcast. Tuttavia invece di abbandonare la pubblicita’ televisiva
le agenzie giapponesi cercano di trovare nuove forme creative che
colleghino new media e televisione in una visione multichannel.
L’idea e’ quella di catturare il pubblico televisivo e trasportarlo
su altri media (internet in testa).

La percentuale di pubblicita’ televisiva sul totale della spesa
pubblicitaria e’ addirittura cresciuta in Giappone: 34.2% nel
2005 contro il 33.5% nel 1997.

Un dato tra i molti citati nell’articolo fa riflettere. Dal 1998 al 2004,
il tempo medio passato dai giapponesi davanti alla tv e’ cresciuto
di 9 minuti al giorno (208 minuti) anche se il tempo passato su
internet e’ aumentato di 8 volte. Conclusione: molti consumatori
fanno “multitasking” ovvero guardano piu’ di uno schermo
contemporaneamente.

Ultima considerazione che pero’ potrebbe essere tipica dell’audience
giapponese che e’ meno frammentato in termini di stili di vita di
altri mercati (come glli USA). Nel 2004, Nippon Television
Network Corp. lancio’ un programma che collegava content con
pubblicita’. In una scena due protagonisti mentre guidavano
parlavano del veicolo sul quale si trovavano (mentre in basso
sullo schermo appariva la scritta "CM" ovvero "commercial
message"). Il pubblico ha accettato la novita’ perche’ permetteva
di continuare a guardare il programma senza la classica interruzione
dello spot.

Alcune conclusioni. Il consumatore tende a un livello di sofisticazione
nella fruizione dei media che probabilmente e’ piu’ elevato di quanto
ci si possa attendere. Un dato che e’ destinato a rendersi sempre
piu’ evidente ed esteso. La possibilita’ di fare leva sul multitasking
apre nuove opportunita’ per chi vuol fare comunicazione in maniera
veramente efficacie (la sperimentazione in questo campo e’ solo
cominciata). Per la televisione con l’apparizione dei digital video
recording che permette di cancellare (skip”) gli spot si aprono
due alternative: (1) embed il messaggio nel programma (2)
trasformare il messaggio tradizionale (personalizzazione,
meccanismi di reward, …)

Friday, July 07, 2006

Per gli editori tradizionali inglesi la cannibalizzazione non esiste

Secondo un recente rapporto della Deloitte e dell’Association
of Online Publishers inglese il “Digital publishing” sta
producendo buoni risultati con i principali editori che indicano
per il 2012 ricavi “digitali” pari al 40% dei ricavi totali.

Gli editori inglesi vedono sempre meno il publishing digitale
come una forma di minaccia alla stampa tradizionale
(“Cannibalizzazione”) bensi’ lo giudicano un complemento ai
prodotti stampati. I ricavi generati dalle attivita’ digitali sono
oggi in media il 17% dei ricavi totali e gli editori concordano
nell’indicare nella pubblicita’ online il principale fattore di crescita.

Altri “key findings”:

(a) Il 70% degli intervistati non percepisce i blogs o i contenuti
generati dagli utenti come una minaccia ma anzi considerano
di ntegrarli nella loro offerta per costruire communities che
possano poi essere sfruttare a fini marketing/commerciali.

(b) Il ruolo del “Digital Director” e’ sempre piu’ importante,
non e’ un sottoposto dell’editor o del direttore marketing, spesso
ha un forte influenza sul board dove in alcuni casi siede.

(c) Le strategie digitali piu’ coerenti e sviluppate appartengono
agli editori professionali il cui business model e’ basato su
abbonamenti anche se la pubblicita’ gioca un ruolo importante.
Molti editori digitali sono rimasti impressionati e allo stesso
tempo sorpresi di come sia piu’ facile ritenere abbonati che
hanno acquistato via web prodotti digitali e stampati.

(d) La stampa e’ ancora vista cone un mezzo di consumo efficiente

(e) In contrasto agli editori professionali, la stampa consumer e’
meno focalizzata all’offerta digitale. Il modello di business
prevalente e’ la costruzione di audience monetizzata tramite la
pubblicita’. Questi prodotti stanno beneficiando del boom della
pubblicita’ online.

(f)  Da un punto di vista editoriale, l’organizzazione prevalente
prevede un’unica squadra che pubblica i contenuti sulle varie
piattaforme (print, web, mobile) con contenuti differenziati a
seconda del canale.

(g) In contrasto, le reti di vendita pubblicitarie di maggior
successo sono separate e platform-specific.

Tra le organizzazioni piu’ ammirate dai partecipanti all’indagine
per aver giocato un ruolo chiave nel forgiare il mondo del
digital publishing: BBC (23%), Guardian (12%), e Amazon (10%).

Qualita’ chiave per un business digitale di successo:
content (19%), comprensione del cliente (16%),
infrastruttura e flessibilita’ (14%).
 

Thursday, July 06, 2006

YouTube e NBC

NBC ha annunciato che promuovera' la sua programmazione
autunnale televisiva su YouTube che ha attratto 20 milioni
di utenti lo scorso maggio. Secondo l'accordo NBC crerea' un
NBC Channel su YouTube, con promo clips esclusive per
show come "The Office," "The Tonight Show" e "Saturday
Night Live." In cambio, YouTube riceve pubblicita' televisiva su
NBC. Inoltre viene lanciato un concorso dove gli utenti possono
creare e pubblicare su YouTube  un loro promo di 20 secondi
per "The Office".
E' la fine della guerra tra NBC e YouTube? In passato infatti NBC
aveva citato in giudizio YouTube per aver tollerato la pubblicazione
sul sito di alcuni clip di "Saturday Night Live" che portarono
traffico e media attention al sito. A prima vista sembrava una notizia
degna di nota: old media si accorda con new media per la
distribuzione di programmi. Invece a ben vedere e' solo un accordo
promozionale dove chi beneficia e' YouTube: molto piu' probabile
che pubblico di NBC si sposti su YouTube che viceversa. Sarebbe
stato piu' interessante se NBC avesse sancito un accordo di
distribuzione dei programmi televisivi via YouTube per raggiungere
un audience che non passa per la televisione, aggiungendo un
canale ditributivo agli attuali (cavo e satellite). Ma cosi' non e' e 
il declino continua.

Wednesday, July 05, 2006

YouTube "Broadcast yourself"

YouTube – un sito dedicato alla visione di video che è
diventato popolare dopo aver dato la possibilità agli
utenti di inserire i propri video personali dichiara che
ogni giorno i suoi video sono guardati da 6 milioni di
unique users.
Gli Internet video service stanno diventando un
fenomeno significativo negli USA. IDC afferma che il
mercato crescerà dai $200m nel 2005 fino agli  $1.7bn
entro il 2010.
Da riflettere sul claim della societa' ovvero "Broadcast
yourself"...
 

Monday, July 03, 2006

Corporate Podcasting Summit

Per coloro che fossero interessanti pubblico di seguito
il link di alcune delle presentazioni del Corporate 
Podcasting Summit
, si tratta della prima edizione e se
il buongiorno si vede dal mattino la seconda edizione
potrebbe sancire questa conference come il punto di
riferimento del settore.

Presentation: Market update and stats
Charlene Li
Principal Analyst, Devices, Media, & Marketing
Forrester Research

CASE STUDY: The Corporate Evangelist –
Reaching the consumer at every touch-point

Audrey Reed-Granger,
Director of Public Relations, Whirlpool

Presentation: Podcasting 101
Damien Stolarz, Author
Hands-On Guide to Video Blogging and Podcasting

CASE STUDY: Selling Podcasting within your Organization
Tim Keelan, Founder,StoryQuest
Brent Alberda,
Head of Sales Operations, Keane Inc.

Presentation: Leveraging social media for business advantage
Dean Landsman, Founder, Central Podcasting

Presentation: New platform, new economics, new realities
John Furrier, Founder, PodTech.net

Podcast Alchemy: Turning Your Latent Expertise Into Gold
James Harris, CEO and Chief Storyteller, ListenShare

Panel Discussion: The metrics – techniques to help
you track, segment, monitor and predict the
effectiveness of your podcast campaign

(Moderator) Dana Gardner, Principal Analyst,
Interarbor Solutions

Paul Colligan, CEO, Colligan.com

John Federico, Sr. Director, Podcasting,
Audible, Inc.

Don Loeb, Vice President of Business Development, Feedburner


Video success

Uno dei siti piu' popolari degli ultimi tempi e' di sicuro
YouTube. Il traffico su questo sito di video-sharing e'
letteralmente esploso negli ultimi mesi. superando la 
concorrenza dei siti video di Google, Yahoo and Microsoft.
Il sito (gratuito) attrae ogni mese milioni di visitatori con
la sua collezione di video clip amatoriali e professionali.
Basti pensare che il suo traffico e' esploso da un milione di 
utenti lo scorso Ottobre agli oltre 12 milioni di Aprile 2006.
La popolarita' dei siti video e' cresciuta con la diffusione del
broadband: a Marzo 2006 gli utenti internet hanno visionato
3.7 miliardi di Web video streams. Immediata la risposta dei
"grandi": Yahoo ha lanciato Yahoo! Video,  Microsoft ha
risposto con MSN Video, Google con GoogleVideo,  dove
sta testando l'offerta gratuita di video, in precedenza a
pagamento, grazie all'uso di sponsor. A cio' si aggiungono
altri nomi come Blinkx, SingingFish, Break.com. Insomma
grande fermento ancora una volta per l'auto-generazione
di contenuti da parte del pubblico della rete.

Unique monthly visitors to some popular
video sites.


Site               October 2005   April 2006

YouTube                    571,000   12.5 million
MSN Video             9.7 million   9.5 million
MySpace Video                  NA   9.0 million
Google Video          1.6 million   7.3 million
Break.com              2.1 million   2.8 million
Yahoo Video           1.8 million   2.6 million

(Source: Nielsen/NetRatings)