Wednesday, November 29, 2006

MediaRun a Radio Anch'io (RadioUno)

Ecco la registrazione (.mp3 4.4 MB) del mio intervento alla trasmissione Radio Anch'io di RadioUno condotta da Stefano Mensurati e in onda tutte le mattine dalle 9.06 alle 9.56.

Nel mio intervento parlo della diffusione delle carte di credito negli Stati Uniti.

Buon ascolto!

Sunday, November 26, 2006

chi saranno i nuovi myspace, youtube, google, craiglist?


Ho appena letto un interessantissimo reportage di David Smith dell'Observer sulla nuova esplosione di aziende innovative negli USA. I venture capitalists investono oltre 180 milioni di dollari al mese alla ricerca della "next big thing" e centinaia di nuove imprese stanno nascendo sull'onda del web2.0.

Ecco cinque aziende che verranno e che Smith segnala come successori di altrettante leggende del web.

The new MySpace is ... www.bluedot.us

The new YouTube is ... www.loopt.com

The new iTunes is ... www.pandora.com

The new Google is ... www.powerset.com

The new Craigslist is ... www.yelp.com

leggi l'articolo dell'observer

Il MediaGuardian crea la classifica dei TOP20 video virali

MediaGuardian, il braccio multimediale del quotidiano inglese, ha lanciato una classifica dei top 20 viral video. La scelta è basata sulle segnalazioni dei blog riguardanti i video stessi.

La società Unruly Media, che produce la classifica, monitora quotidianamente oltre 2 milioni di blog per identificare i video più segnalati. Le principali fonti sono ovviamente Youtube, Myspace e Google Video.

http://www.viralvideochart.com/

Friday, November 24, 2006

MediaRun su Radio Classica di Class/MilanoFinanza

E' in linea il mio intervento settimanale del venerdi'(.mp3 - 9.7 MB) sulla settimana a Wall Street in diretta a "Il Punto su Piazza Affari" di Carla Signorile in onda tutti i giorni alle 18 su Radio Classica del gruppo Class/MilanoFinanza.

Questa settimana si parla della settimana corta a Wall Street per via della festa di
Thanksgiving e dell'ottima trimestrale della Dell. Seconda parte dedicata al Black Friday americano, il giorno successivo a Thanksgiving che da' il via alla stagione dello shopping natalizio negli Stati Uniti.

Buon ascolto!

DUKE OF THE MEDIA - LA CARTA VIVRA’ SE….

Ritorna il Duke con un post sulla contrapposizione carta/new media

...............

Leggo un rapporto Forrester su un confronto tra internet, tv ,radio e stampa.
Il rapporto confronta i risultati di 5 sondaggi condotti da Forrester (uno ogni anno, dal 2001 al 2006) su 22.662 consumatori nel Regno Unito, Francia, Germania, Italia,Olanda e Svezia. La domanda nei sondaggi era: indicare quale sono i tre principali media usati per avere informazioni, in diverse tipologie(info, annunci , viaggi..).

Il rapporto è molto interessante e individua chiaramente due fatti: da una parte, internet che, anno dopo anno, continua ad acquisire quote rispetto ai vecchi media, dall’altra che questo processo si sviluppa con lentezza, e che su alcune tipologie gli old media continuano ad essere vincenti.

In molti stanno vedendo in questo fenomeno un assestarsi tra rete e old media, non più nemici ma complementari, con la possibilità di convivere.

Questo per dire che la “carta” non è morta, ma deve ripensare al proprio ruolo in maniera strutturale. Ma soprattutto deve ripensare al proprio ruolo una categoria fondamentale: i GIORNALISTI. In tutte le sue funzioni: direttori, capiredattori, capiservizi, redattori…..occorre più umiltà da parte loro nel capire la svolta epocale che sta attraversando il mondo mediatico. Rivedere il modo di porgere le notizie, rivedere il peso e lo spazio da dare a determinate sezioni, ascoltare di più il lettore e meno gli inserzionisti pubblicitari…...solo in questo modo la carta continuerà ad esistere.

Tuesday, November 21, 2006

The long tail

La scorsa settimana sono stato ospite di un convegno organizzato dalla Deloitte intitolato "Disruptions 2006". E' stata una due-giorni intensa con presentazioni e panel che hanno visto protagonisti personaggi prestigiosi e visionari del mondo dei media e delle tecnologie, da Chris Anderson (editor-in-chief di Wired) a Steve Wozniak (cofondatore della Apple Computer). Dal dibattito e' emerso quello che da piu' tempo dichiariamo su questo blog, ovvero che i media tradizionali sono nei guai (in particolare i quotidiani) e che i nuovi attori anche se protagonisti devono comunque ancora risolvere il problema del copyright (vedi YouTube).

La sintesi piu' interessante e' venuta proprio nel discorso di apertura affidato a Chris Anderson che e' anche l'autore di un libro dal titolo eloquente "The long tail".

Secondo Andersen la linea comune che accompagna l'evoluzione della tecnologia e' l'abbondanza che ha contribuito da una parte alla riduzione dei prezzi e dall'altra a conferire potere all'utente finale.

(a) Abbondanza di potere processivo che ha reso disponibili soluzioni inimmaginabili fino a qualche anno fa
(b) Abbondanza di storage che ha reso possibili servizi come YouTube o Gmail
(c) Abbondanza di bandwidth/spettro nel broadcasting. Anni fa lo spettro di frequenze disponibile era una risorsa scarsa, limitato a pochi network che forzava a programmazioni di massa per venire incontro ai gusti di tutti (minimo comune denominatore).
(d) Abbondanza di spazio espositivo con l'e-commerce. La distribuzione tradizionale e' caratterizzata da limitazioni di spazio fisico (scaffale) mentre nel modello elettronico non ci sono limiti. Esempi illustri: Amazon vs. libreria tradizionale, Netflix (65,000 titoli) vs. punto vendita Blockbuster (1,000 titoli). L'implicazione e' che senza limitazioni l'offerta cresce.

Anderson cita altri esempi tra cui quello del settore musicale culminato nella chiusura della storica catena di Tower Records (vedi post) contro l'intuizione di Steve Jobs che lo storage e' sempre meno costoso, da cui la creazione dell'IPOD.

La teoria della "Long Tail" e' riassumibile nel grafico accanto dove sull'asse delle ordinate viene misurato il livello di popolarita' e su quello delle ascisse il numero di prodotti. Il primo tratto di curva e' quello legato all'economia della scarsita' mentre la "lunga coda" e' trainata dall'economia dell'abbondanza.

Questo concetto e' trasferibile ai media dove i media tradizionali sono caratterizzati da scarsita' (basta pensare allo spazio di un quotidiano o di un periodico) mentre i nuovi media si avvantaggiano dell'abbondanza (2.5 miliardi di blogs lo testimoniano). Sempre secondo Anderson scarsita' e' sinonimo di discriminazione dove "qualcuno" decide per gli altri.

Le nuove regole della "Free Economics" nella lettura di Anderson sono riassumibili come segue:

Scarsita'

(a) vige la logica del ROI (le risorse scarse costanoe e bisogna misurare il ritorno, come monetizzare l'investimento)

(b) Tutto e' proibito finche' non e' permesso

(c) Paternalismo (io so cosa e' meglio per il mio pubblico)

(d) Processo decisionale Top-Down (per via dei costi associati)

(e) Comando e Controllo (per via dei costi associati)

Abbondanza

(a) il ROI non interessa, a differenza dei tempi della bolla internettiana adesso i costi sono molto limitati (bandwidth, storage) e il costo incrementale e' nullo

(b) Tutto e' concesso finche' non e' proibito

(c) Egualitario (la gente sa cosa e' meglio)

(d) Processo decisionale Bottom-Up (la base decide, io do loro i mezzi)

(e) Out Of Control (nessuno controlla la blogosfera o Wikipedia)

Friday, November 17, 2006

La BBC pagherà i "citizen journalists"

L'atteggiamento delle aziende editoriali nei confronti del cosidetto "citizen journalism" è mutato nel tempo, passando dal rifiuto iniziale fino ad una progressiva accettazione e riconoscimento del suo sviluppo. Siamo ora arrivati ad una fase in cui le news company addirittura incoraggiano il citizen journalism e l'esempio più eclatante è quello della BBC che ha recentemente annunciato di acconsentire a pagare per i contributi degli utenti.

Anche l'emittente Channel Five ha dichiarato di voler pagare 100 sterline per ogni contenuto trasmesso proveniente dai suoi spettatori.

Questo fatto potrebbe segnare l'inizio di una nuova era nel giornalismo, in cui la distinzione tra i produttori e gli utilizzatori di news diventa più sottile.

Source: Media Guardian

The UK New Media Establishment

La Online Press Gazzette in Gran Bretagna ha prommosso un sondaggio tra i suoi lettori per nominare i più influenti esponenti del mercato dei contenuti online.

Dalla lista prodotta dai lettori è stata creata una classifica da parte di un panel di esperti di settore. Ne emerge una classifica composta da volti vecchi e nuovi, potenti magnati e bloggers quasi sconosciuti. Ma il leader rimane sempre lui, Rupert "Myspace" Murdoch.

Ecco i primi tre:

1 Rupert Murdoch, chairman, News Corp
2 Ashley Highfield, director, BBC Future Media & Technology
3 Craig Newmark, founder, Craigslist

Il resto su pressgazzette

Internet Video adv: $3 mld nel 2010

Secondo lo studio della societa' di ricerca eMarketer l'Internet Video Advertising raggiungera' i $3 miliardi nel 2010. Quest'anno vale $410 milioni, l'82% in piu' rispetto al 2005.

U.S. Online Video Advertising Spending

Year Dollars in Millions

2006: $410

2008: $1,300

2010: $2,900

Source: eMarketer, October 2006

Uno dei fattori trainanti per eMarketer oltre all'acquisizione di YouTube da parte di Google e' il desiderio di societa' e agenzie di poter contare su un format creativo familiare (il parallelo televisivo e' scontato). E' importante conclude il rapporto notare che nonostante l'euforia oggi l'online video advertising contera' solo per 2.6% del totale di $15.9 miliardi; l'11.5% nel 2010, benche' rappresenti solo il 3.3% del spesa pubblicitaria televisiva per quell'anno..

U.S. Video Ad Spending Online (% of Total Internet, Rich Media and TV ad spending)

Year Total Internet - Rich Media - Television

2006 2.6% 28.7 0.6

2008 6.0 44.8 1.6

2010 11.5 63.9 3.3

Source: eMarketer, Ott. 2006; Veronis Suhler Stevenson, Set. 2006

MediaRun su Radio Classica di Class/MilanoFinanza

E' in linea il mio intervento settimanale del venerdi'(.mp3 - 7.2 MB) sulla settimana a Wall Street in diretta a "Il Punto su Piazza Affari" di Carla Signorile in onda tutti i giorni alle 18 su Radio Classica del gruppo Class/MilanoFinanza.

Questa settimana si parla della settimana a WS, del tentativo di acquisizione ostile di Delta da parte di US Airways (l'inizio di un consolidamento nel settore?) e dei risultati della buona trimestrale di HP. Seconda parte dedicata alla conferenza "Roads to Innovation" organizzata a Stanford (vedi post).

Buon ascolto!

Wednesday, November 15, 2006

“Telefonini gratis”, e' la visione del CEO di Google alla Conferenza Annuale di NOVA sul tema “Roads to Innovation”

Il futuro di internet e dei telefoni cellulari deve essere gratis – ha sostenuto il CEO di Google Eric Schmidt alla 7° Conferenza Annuale di NOVA (l’Associazione che riunisce gli oltre 700 studenti ed alumni italiani dei più prestigiosi Master in Business Administration americani) tenutasi a Stanford in California.

Eric Schmidt, che è cresciuto a Bologna dove il padre insegnava alla Johns Hopkins University, ha sostenuto che mentre nella telefonia è stato necessario l’intervento del governo per garantire la “number portability” – la possibilità di cambiare compagnia telefonica mantenendo lo stesso numero di cellulare - le aziende di internet non dovrebbero tenere in ostaggio i dati personali dei loro utenti.

Per questo motivo Google potrebbe in futuro permettere ai propri utenti di “portare via” tutte le informazioni personali memorizzate nei database del gigante della New Economy – come le email e le parole chiave digitate nel motore di ricerca - e di trasferirli alla concorrenza. La società di Mountain View potrebbe valutare di non attendere un intervento del governo e sta già lavorando verso l’equivalente informatico della portabilità del numero cellulare offerto dalle compagnie telefoniche.
La sicurezza dei dati è naturalmente critica – tenere i propri dati nel proprio pc è come tenere tutti i soldi nel portafoglio invece che metterli in banca, ha continuato il leader del motore di ricerca più noto al mondo. Garantendo sicurezza e riservatezza, gli utenti possono invece trasferire i propri dati nei sistemi di memoria di internet e accedervi da qualunque luogo.

Schmidt ha commentato che nonostante si parli di convergenza tra email, testo, immagini e musica, il futuro non si concretizzerà in un unico cellulare che permetterà di fare tutto, da inviare email a guardare film. Al contrario, vi sarà una proliferazione di apparecchi piccoli e grandi per ogni occasione che saranno capaci di offrire le stesse funzionalità, ma si differenzieranno per stile e uso – come le borse da donna. La chiave sarà l’accesso alla stessa quantità di informazioni, che saranno disponibili attraverso un unico network di comunicazione che renderà semplice l’accesso, mentre le informazioni stesse potranno anche risiedere in server in paesi diversi.

E il futuro di internet? Internet si fonda sul desiderio della gente di comunicare. Con internet saremo impegnati in una conversazione continua ed estesa. Infrante le barriere tra chi produce contenuti e chi li consuma – si veda ad esempio i video “fatti in casa” di YouTube, il sito recentemente acquisito per 1.65 miliardi di dollari – questi contenuti avranno un’influenza sempre più profonda sulla nostra società. Non passa giorno – ha aggiunto - senza che sui giornali non si parli dei cambiamenti culturali e sociali provocati dalla Rete.

Stare al passo con l’evoluzione di internet necessita continua innovazione da parte di Google – ha concluso Eric Schmidt – il cui segreto sta nell’allocazione del tempo delle persone: i programmatori si dedicano per il 70% al business principale, per il 20% a progetti sperimentali e per il restante 10% a ricerche che possono non avere niente a che fare con il business – persino studiare la fusione nucleare fredda. La maggior parte dei nuovi prodotti è nata attraverso il questo particolare 20%.

Da Google all’Italia, la conferenza annuale di NOVA – l’associazione che riunisce gli oltre 700 studenti e alumni italiani che hanno frequentato un Master in Business Administration nelle migliori business school statunitensi – ha proseguito con un checkup delle capacità innovative del Paese, mettendo a confronto chi è tornato in madrepatria e chi è rimasto negli USA.

NOVA non si è limitata a far parlare di innovazione ma l’ha anche messa in pratica. Proprio per favorire l’innovazione e il trasferimento delle competenze, NOVA ha lanciato una borsa di studio, grazie anche al supporto di The Boston Consulting Group, rivolta ai più meritevoli studenti italiani che intendono frequentare un Master of Business Administration negli Stati Uniti. "Se vuole superare le sfide competitive globali, l'Italia deve puntare su una classe dirigente preparata, con esperienza internazionale, flessibile, innovativa e selezionata sulla base del merito. La borsa di studio Nova per la frequenza di un MBA americano e' un piccolo passo concreto in questa direzione" ha spiegato Tommaso Stefani, Presidente NOVA.

Laddove Roberto Crapelli, amministratore delegato di Roland Berger Italia, sostiene che i governi dell’Europa occidentale – come Italia e Francia – dovranno intraprendere significativi programmi di riforma e liberalizzazione dei mercati per incoraggiare l’innovazione, Enzo Torresi - creatore di cinque start-up negli Stati Uniti tra cui Businessland e NetFRAME Systems e che ora è un attivo investitore della Silicon Valley – sostiene che in Italia, quando un’idea imprenditoriale fallisce ci possono voler più di tre anni per trovare di nuovo un lavoro. Roberto Crea, fondatore di sei aziende biotecnologiche, ha chiarito come l’unica start-up che abbia avuto difficoltà a gestire – per il quadro economico e contrattuale - è stata quella che ha creato in Italia.

Ma ci sono delle eccezioni: per esempio Mauro Del Rio (Buongiorno), e Francesco Sinigaglia (Bioxell) dimostrano come le parole Italia e tecnologia possano andare a braccetto sia nei media che nelle biotecnologie. Il settore tecnologico d’altra parte necessità di economie di scala, approcci alternativi al management, e una cultura dell’investimento sulle persone e sulle idee, sostengono Giacomo Marini (Noventi), Guerrino De Luca (Logitech) e Diego Piacentini (Amazon.com), manager italiani di successo “trapiantati” negli Stati Uniti.

Secondo Federico Lalatta Costerbosa (Boston Consulting Group) l’innovazione non esiste solo nei settori tecnologici ma è fondamentale anche nelle industrie “tradizionali” come la moda e il retail, che sono più radicate nella realtà italiana. L’innovazione è un processo che deve essere interiorizzato dall’azienda, hanno continuato Marco Milani (Indesit) e Toni Volpe (ENEL) parlando di design e orientamento al cliente nel settore degli elettrodomestici e di regole di investimento e controllo della Ricerca e Sviluppo nel settore energia. E l’innovazione nel pubblico? Secondo Alessandro Castellano, Direttore Generale di SACE, la vera sfida è rendere dinamica un’azienda che da istituzione statale ha intrapreso un forte processo di cambiamento e accelerazione.

(nella foto Gianluca Grechi e Enrico Pagliarini di 2024 di Radio24)

Tuesday, November 14, 2006

Splice - la musica 2.0


Un bell'esempio di come il web collaborativo possa applicarsi con efficacia ad un settore specifico è data da Splice, una community online di musicisti che utilizza la licenza Creative Commons per stimolare i membri a condividere le loro creazioni. Splice offre la possibilità di utilizzare dei tool web per per "collaborare" nella creazione di brani musicali. Gli utenti possono caricare sul sito oppure registrare via web i loro brani, e ascoltare e remixare i brani di altri utenti.

La differenza tra Splice e i precedenti siti è che tutti i tool sono disponibili direttamente online. Il principale è un "sound surfer" che offre agli utenti l'opportunità di scegliere in una libreria di brani, suoni e ritmi che sono stati inseriti sul sito per libero utilizzo. I suoni e i brani caricati sono coperti da una licenza Creative Commons (che significa che altri possono utilizzare il risultato ottenuto, a condizione che citino il nome dell'autore).

Una volta che un brano sia stato pubblicato, gli altri utenti possono aggiungere suoni remixare o utilizzare spezzoni dello stesso.

Monday, November 13, 2006

La "long tail" fa cadere Tower Records


Nel blog di Chris Anderson, Editor-in-chief di Wired e autore del best seller visionario "the long tail" (un libro di cui tutti a breve parleranno), si racconta della desolante fine di uno dei più storici retailer americani, Tower Records.

Le cause di questo "storico" fallimento? L'incapacità di adattare la propria offerta al cambiamento dei consumatori e soprattutto la concorrenza dei distributori online come Netflix, in grado di offrire un numero di titoli 100 volte superiore grazie all'eliminazione dello spazio fisico.

Come spiega Anderson: "Mentre altri record stores hanno incominciato a riconoscere la necessità di cambiare completamente il loro modello di business, il top management di Tower Records ha continuato ad affermare che il web non avrebbe mai potuto prendere il posto dei negozi fisici".

In "The long tail" Anderson racconta come, con l'affermarsi del web come canale di distribuzione, lo spazio fisico abbia perso importanza a favore di quello virtuale, consentendo un enorme allargamento dell'offerta dei retailer on line e una progressiva parcellizzazione degli acquisti, poichè anche gli interessi più specializzati possono essere soddisfatti. L'effetto della long tail sui business tradizionali e sui media è e sarà sempre più dirompente.

Second Life il futuro MySpace?

Si chiama Second Life, e' un mondo tridimensionale che sta poco alla volta catturando l'attenzione della stampa, un po' come a suo tempo fecero MySpace e YouTube. Il software che introduce nel mondo di Second Life e' scaricabile gratuitamente e nel nuovo mondo si gira con un nuova identita' (avatar) tra ambienti naturali, shopping mall, musei, club, case e appartamenti. Ad oggi e' frequentato da 1.3 milioni di membri, una Milano virtuale potremmo dire.

Non e' un gioco. E' un posto dove si puo' fare tutto quello che si vuole e dove vige una valuta virtuale ma acquistabile e redimibile in dollari. Nelle ultime 24 ore su Second Life sono stati spesi $572,005. La valuta del luogo e' il Linden dollar che scambia a L$300/USD (ma fluttua nel LindeX Currency Exchange). L'importanza e l'interesse per Second Life aldila' del clamore giornalistico puo' avere riflessi di piu' lungo periodo perche' rappresenta una visione alternativa all'interazione con le informazioni e alla comunicazione via internet. Un'evoluzione del Social Networking piu' vicino al modo di vivere a cui siamo abituati fatto di persone che possiamo vedere, persino "toccare" e con un elemento di privacy che ciascuno gestisce come gli pare. Una degli aspetti intriganti di Second Life e' che permette link all'altro mondo "virtuale", il web. Si puo' per esempio andare sull'isola della Sony ed entrare nella stanza dedicata a Christina Aguilera dove vedere il suo ultimo video comodamente seduto in poltrona.

MySpace non ha inventato nulla, ha reso solo molto semplice cio' che gia' si poteva fare ma in modo piu' complicato, aprendo cosi' le porte a milioni di utenti. Che Second Life possa fare la stessa cosa?

Sunday, November 12, 2006

Le news ritardate online?

Da qualche tempo circolano necrologi piu' o meno funerei sul futuro dei quotidiani cartacei. Abbiamo cominciato noi riportando lo scorso giugno la notizia dello studio di un professore americano secondo i cui dati nel 2044 l’ultimo lettore di quotidiano smetterà di leggere. Da qui e' nato questo osservatorio con l'idea di ricercare e suggerire possibili via di uscita alla crisi. In questo spirito riporto la notizia apparsa sul San Francisco Chronicle di oggi di una soluzione controversa e discutibile ma che ha il pregio di rielevare il valore del contenuto editoriale che i quotidiani hanno il merito di realizzare ogni giorno. L'autore Peter Scheer comincia facendo presente che e' vero che i quotidiani stanno perdendo lettorato ma e' anche vero che la coda degli hedge funds alla conquista dei pezzi pregiati in crisi (leggi Tribune Company proprietaria tra gli altri del LA Times) faccia ipotizzare che non ci troviamo di fronte a un calo senza fine bensi' a un trend che e' previsto stabilizzarsi seppure a livelli di lettorato e di ricavi pubblicitari piu' bassi degli attuali. L'ipotesi alla base e' che tali ricavi possano essere compensati da una corrispondente crescita dei ricavi online. Tuttavia fa notare Scheer nessun quotidiano e' in grado di vendere pubblicita' a livelli tali da far funzionare questo modello. Anche i quotidiani piu' bravi vedono ricavi pubblicitari online pari al 9/10% dei ricavi pubblicitari cartacei. Per ricuperare servirebbe una scala della magnitudine di Yahoo o YouTube. La sfida, dice Scheer, e' quella di realizzare il "valore delle notizie" che troppo spesso viene dato per secondario. Un modo e' quello di passare al modello dell'abbonamento, difficile da realizzare perche' a parita' di condizioni muoverebbe il lettore verso i siti gratuiti. E qui nasce la provocazione: perche' tutti i quotidiani e le agenzie non si accordano per mettere in linea le notizie con 24 ore di ritardo? Immaginiamo un Google News senza news on un Yahoo Finance, la prima destinazione finanziaria del globo senza news finanziarie. Solo a chi si abbona a pagamento a quotidiani e agenzie le notizie vengono servite in tempo reale. Gli altri debbono attendere 24 ore. Si tratta solo di un accordo sul tempo dell'embargo delle notizie, non sul prezzo o sulle modalita' degli abbonamento perche' cio' farebbe scatenare accuse giustificate di cartello. In un settore che sembra a corta di altre scelte questa soluzione avrebbe se non altro il pregio di far riconsiderare quanto prezioso siano il contributo editoriale troppo spesso dato per scontato. E che Yahoo e Google mettano in piedi le loro redazioni se vogliono...

Friday, November 10, 2006

MediaRun su Radio Classica di Class/MilanoFinanza

E' in linea il mio intervento(.mp3 - 8 MB) sulla settimana a Wall Street in diretta su Radio Classica del gruppo Class MilanoFinanza.

Questa settimana si parla della settimana a WS e soprattutto delle elezioni di mid-term di martedi scorso.

Buon ascolto!

Wednesday, November 08, 2006

LX TV - un canale broadband con stile


LX.TV, è un nuovissimo canale televisivo trasmesso via broadband internet e dedicato alla fascia "affluent" dell'utenza web. Il posizionamento di LX.TV è "Lifestyle Television” e vuole essere il punto di riferimento per il target dei giovani e ricchi "techies".

Tuttavia il sito vuole essere qualcosa di più. Disponibile solo a Los Angeles e New York, offre informazioni su shopping, nightlife, arte, salute ecc, il tutto trasmesso in alta definizione.

LX.TV presenta una ulteriore caratteristica differenziante rispetto ai tradizionali siti broadband, presentandosi come un vero e proprio canale televisivo. Quando i visitatori si loggano sul sito, parte un video in automatico, simulando l'accensione di un televisore. Per cambiare "canale" gli spettatori possono visualizzare un numero di preview da un minuto l'una prima di scegliere quello che vogliono vedere. Il canale inoltre ospiterà il primo talk show via broadband, condotto dalla presentatrice di MTV News SuChin Pak.

I canali broadband negli USA promettono di essere fonte di importanti profitti, tagliando completamente i costi di connessione via cavo o satellite, nonchè quelli dei contenuti, per cui non esiste la necessità di studi di produzione dedicati. La facilità di collegamento con larghe audience li rende inoltre appetibili per grandi sponsor (Absolut Vodka avrebbe pagato una cifra a sei zeri a LX per una sponsorizzazione di sei mesi). Altra opportunità è data dalla facilità con cui i network possono collegarsi tra loro (LX ha raggiunto un accordo con NBBC, la syndication di sito broadband di NBC, per erogare i suoi contenuti sui sito web affiliati).

Tuesday, November 07, 2006

La «fame» di Internet

Pubblichiamo l'articolo di Francesco Ognibene, giornalista del quotidiano Avvenire, sul simbolico sorpasso di Internet sulla televisione in Inghilterra. L'articolo precede (a conferma del trend) l'annuncio di ieri che Google vendera' spazi pubblicitari sulla carta stampata. Sono 50 infatti i quotidiani che fanno parte di questo progetto che copre una circolazione complessiva di 15 milioni di copie. L'accordo prende atto del fatto che i quotidiani fanno sempre piu' fatica a raccogliere la pubblicita' locale.

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In Gran Bretagna storico sorpasso dei ricavi pubblicitari di Google sulla tv

La «fame» di Internet

Sulle risorse da annunci e spot si sta avventando un nuovo pretendente Ed è voracissimo


di Francesco Ognibene

La storia recente delle tecnologie mediatiche è piastrellata di bluff, talora comici. Per eccesso di ottimismo, o semplice ignoranza, viene attribuito a nuovi strumenti di comunicazione un potere immenso, del tutto sproporzionato rispetto alle loro effettive capacità. Per capirci. Il libro elettronico doveva seppellire quello stampato, che invece è ancora saldamente al suo posto, mentre di cd-rom ed email si diceva che avrebbero abolito la circolazione di carta, che viceversa dilaga se possibile ancor più incontrastata. L'espressione «con un semplice click» da slogan dell'era digitale si è ridotta a battuta da cabaret: chiunque litighi con un banale programma di videoscrittura sa di cosa stiamo parlando.

Detto questo, è però doveroso sospendere il salubre scetticismo col quale viene ormai accolto ogni annuncio dal mondo dell'hi-tech informativo per prendere atto che qualcosa di epocale si sta muovendo, laggiù nel Web. Che la filiale inglese di Google (il motore di ricerca su Internet più cliccato al mondo) abbia visto lievitare i propri introiti pubblicitari oltre il livello di quelli messi insieme da un network televisivo inglese di tutto rispetto come Channel Four - notizia di questi giorni - è infatti la spia che non siamo più di fronte a profezie da rotocalco ma a fatti che hanno la spietata concretezza della moneta sonante. In due parole: è la prima volta che Internet batte la tv, per ora a raccolta pubblicitaria, domani chissà. E se sopra la torta di inserzioni e spot - già oggetto di feroce spartizione da parte di giornali, radio e televisione - piomba un nuovo commensale potrebbe non esserci più spazio per tutti.

Non è un mistero infatti che i denari della pubblicità tengono in piedi l'intero media-system globale. Nella partita per contendersi quote di investimenti ogni scarto di un punto percentuale verso l'uno a l'altro mezzo di comunicazione produce l'effetto di una scossa tellurica. E quando si legge che i siti Internet - Google in testa - vedono crescere i ricavi da pubblicità a un ritmo molto sostenuto c'è da interrogarsi seriamente su quale futuro attenda i mezzi di comunicazione, a cominciare da quelli che consumiamo giornalmente. Mentre infatti la società californiana annuncia il clamoroso successo in terra inglese, dall'America giungono gli scricchiolii della stampa quotidiana scivolata nei primi sei mesi di quest'anno di un altro 2,6% in termini di copie diffuse.

Come se non bastasse, ancora Google ha da poco messo a segno l'acquisto di YouTube, il sito attualmente più di moda sul Web grazie alla libera consultazione di video d'ogni genere immessi da miriadi di utenti e visionati da altrettanti visitatori, al ritmo di 70 milioni al giorno. Di fronte a questo scenario un'azienda che deve far conoscere i propri prodotti si fa una semplice domanda: dove trovo i miei clienti? E sposta risorse da un mezzo all'altro, dapprima (ora) con circospezione, poi vedremo. Negli stessi dati sulla pubblicità c'è già un fattore di novità assoluta: i ricavi del motore di ricerca non derivano infatti da annunci tradizionali ma dalle società sul cui sito viene consigliato di andare chi consulta Google in cerca dell'ago nel pagliaio della Rete. Ma il rapido espandersi della navigazione sul Web tramite banda larga, dunque con la possibilità di usare Internet così come oggi facciamo con la tv, spalanca ai siti anche il mercato degli spot. Capito adesso perché non si tratta del "solito" bluff digitale?

Monday, November 06, 2006

Il punto sull'advertising nell'UGOM (User-Generated Online Media)

Secondo i dati pubblicati da PQ Media la spesa pubblicitaria su UGOM - blogs, podcasts e RSS - valeva nel 2005 $20.4 milioni (+198.4% sul 2004) ed e' prevista raggiungere nel 2006 $49.8 milioni (+144.9%) .

Alcuni dei driver di questa crescita sono: (a) la continua frammentazione dell'audience, (b) la percepita inefficacia della comunicazione tradizionale e (c) il desiderio di raggiungere il target sempre piu' elusivo che va dai 18 ai 34 anni.

Ecco alcuni key findings:

(1) Advertising networks e click-throughs sono i metodi di inserzione piu' popolare con $8.0 milioni e $7.8 milioni rispettivamente

(2) La pubblicita' sui Blog conta per l'81.4% o $16.6 milioni della spesa totale su UGOM nel 2005 ma e' prevista in discesa al 39.7% o $300.4 milioni nel 2010

(3) La pubblicita' sui Podcast valeva solo $3.1 milioni nel 2005 ma e' prevista per il 2010 a $327.0 milioni, quando contera' per il 43.2% di tutta la UGOM

(4) La pubblicita' su RSS valeva $650,000 nel 2005 e crescera' a $129.6 milioni nel 2010

(5) La spesa pubblicitaria totale su UGOM e' prevista in crescita a un tasso medio annuo ponderato del 106.1% dal 2005 al 2010, per raggiungere $757.0 milioni nel 2010

(6) La Tecnologia e' la categoria piu' richiesta nel 2005 con $4.0 milioni di pubblicita', seguita da Auto con $3.9 milioni

Sunday, November 05, 2006

Mediarun su Avvenire

Ecco il mio articolo (.jpg - 272 KB) apparso sul quotidiano Avvenire e intitolato "Web 2.0: la nuova fase dello sviluppo di internet" che fa il punto sullo sviluppo del blog e piu' in generale del Social Networking e del loro impatto sul futuro sul settore dei media.

Buona lettura!

Saturday, November 04, 2006

MediaRun a 2024, l'appuntamento di Radio24 del Sole 24 Ore dedicato alla tecnologia

Ecco il file (.mp3 - 9.9 MB) della registrazione del mio intevento a 2024 la trasmissione di Enrico Pagliarini in onda tutti i sabati su Radio24 dalle 16 alle 17 (la trasmissione e' disponibile per intero in podcast sul sito di Radio24). 2024 e' lo spazio settimanale dedicato alla tecnologia che ogni settimana informa sulle novità piu' interessanti dal mondo dell’informatica e della rete, delle telecomunicazioni e dell’elettronica di consumo.

Nel mio intervento parlo delle diverse offerte di abbonamento a Internet ad alta velocita' (cavo e dsl) negli USA e del progetto di copertura della citta' di San Francisco con una rete wi-fi gratuita.

Buon ascolto!

Friday, November 03, 2006

MediaRun su Radio Classica di Class/MilanoFinanza

E' in linea il mio intervento(.mp3 - 4.6 MB) sulla settimana a Wall Street in diretta su Radio Classica del gruppo Class MilanoFinanza.

Questa settimana si parla dello stato di salute dell'economia americana e delle prossime elezioni americane del 7 Novembre.

Buon ascolto!

Wednesday, November 01, 2006

Microsoft/Yahoo Inc.?

In una recente ricerca, Justin Post, analista di Merrill Lynch lancia un suggerimento audace: Microsoft dovrebbe acquisire Yahoo per permettere ad entrambe le societa' di meglio competere con il comune e apparentemente inarrestabile nemico Google. Con questa mossa Microsoft aggiusterebbe i problemi endemici al suo portale MSN e allo stesso tempo solleverebbe i patetici risultati nella vendita di pubblicita' online che sono cresciuti anno-su-anno del 5% contro una media settoriale del 26%. Senza dimenticare che MSFT ha gia' investito copsicue risorse a sviluppare una piattaforma per la vendite della pubblicita' come AdCenter e che ora ha bisogno di content. Yahoo seppure in ribasso di questi tempi ha pur sempre la piu' ampia base di utenza del web ed e' n.2 in video streams e search queries.

Unico problema: il prezzo. Ad oggi Yahoo nonostante la discesa del titolo vale $36 miliardi. Non poco neppure per un colosso come Microsoft che pero' si appresta a fare il pieno con la prossima uscita del nuovo sistema operativo Vista (inizio 2007) e della nuova release di Office.